Venerdì 18 luglio 2014 era pubblicato in prima pagina, sul quotidiano La Repubblica Ed. Milano, l’articolo “La Garanzia Giovani non garantisce nessuno” di Alessandro Rosina, Professore associato di Demografia presso la Facoltà di Economia – Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. CNA Lombardia, impegnata nella promozione di molteplici iniziative che grazie alla bilateralità interessano le politiche attive a favore dei giovani, ha rilasciato una nota finalizzata a chiarire la posizione dell’associazione di categoria a proposito del Piano italiano per l’occupabilità promosso da Regione Lombardia.


Garanzia Giovani mobilita un’ingente mole di risorse comunitarie per la costruzione di iniziative di politica attiva e di primo accompagnamento dei giovani verso il mondo del lavoro. Un miliardo e mezzo di euro per tutto il Paese e 178 milioni per Regione Lombardia configurano una quantità che politica e parti sociali hanno il dovere di trasformare in qualità. La nostra organizzazione ha lavorato in questa prospettiva, sia a livello nazionale, sia sul terreno del partenariato con Regione Lombardia.

 

Come Alessandro Rosina rammenta nel suo puntuale articolo, le opportunità non sono maggiori dei rischi e gli osservatori più attenti hanno già rilevato le potenziali criticità del programma. Garanzia Giovani cade in un momento di ridiscussione del Titolo V, e dunque nel vivo di una battaglia tra Regioni e Governo in merito alle rispettive competenze. In particolare, sul terreno delle politiche attive, il Governo ha inserito nel DDL Lavoro in discussione al Senato l'ipotesi di un'Agenzia nazionale in grado di coordinare le politiche attive regionali per dare corpo ad una cornice più unitaria. Questo contenzioso investe Garanzia Giovani nella fase di sua implementazione pratica e può senza dubbio generare ritardi. Non solo. La difficoltà storica del nostro Paese nella spesa dei fondi comunitari non deve tradursi nella tendenza a privilegiare, nella costruzione degli strumenti a valere su Garanzia Giovani, caratteristiche di facilità di spesa e fruibilità a scapito della qualità e dell'effettiva ricaduta sul mercato del lavoro. Su questo punto, Regione Lombardia ha scommesso sul modello di Dote Unica Lavoro che, negli ultimi mesi, ha effettivamente registrato incrementi di performance occupazionali rispetto alle percentuali di successo  storiche del sistema delle Doti.

 

La nostra organizzazione, specie nel momento in cui la politica vive la tentazione di by-passare il dialogo con le Parti sociali, sta apprezzando molto la costante consultazione delle Parti sociali messa in opera dall'Assessorato regionale al Lavoro. Continuiamo tuttavia a richiamare una duplice esigenza: da un lato, quella di non confondere gli strumenti, come la Dote, con le politiche, che ci sono solo quando si fanno delle scelte strategiche sulle priorità di investimento; dall'altro, l'esigenza di affiancare agli interventi individuali di politica attiva, basati sul sistema dei voucher, la costruzione di accordi, reti e partenariati territoriali in grado di orientare le risorse pubbliche verso un'offerta formativa e di servizi più aderenti alle effettive opportunità del mercato del lavoro dei nostri territori. In altre parole, agli interventi ad personam, spesso molto fruibili ma disancorati da una strategia fondata sui fabbisogni e sullo sviluppo del territorio, bisogna affiancare investimenti in politiche attive condivise dai principali attori economici, sociali ed istituzionali del territorio. Il bando Reti per il Lavoro, di recente emanazione, sembra proprio andare in questa direzione, ma se confrontiamo la quantità di risorse destinata al sistema dei voucher e delle Doti ai soli 3 milioni stanziati per queste iniziative di partenariato, proprio non c'è partita.

 

Stefano Binda

Resp.le Politiche del lavoro e relazioni sindacali CNA Lombardia