FATTURA ELETTRONICA

Qual’è il reale rapporto costi/benefici?

Dopo i primi mesi di utilizzo obbligatorio della Fattura Elettronica (FE) nei rapporti B2B e B2C si possono provare a fare le prime considerazioni sulla sua introduzione ed un primo tentativo di valutazione dell’impatto avuto e dei costi - benefici ottenuti dal sistema Italia con l’introduzione di questa modalità operativa. Ma i risultati sembrano diversi da quanto prospettato.

Dai dati riportati dall’Osservatorio sulla FE del Politecnico di Milano (26/6/19) si apprende che hanno aderito 3,2 milioni di partite iva. Le aziende registrate in Italia presso le Camere di Commercio sono circa 3,7 milioni e le partite iva personali (professionisti) sono circa 4,9 milioni per un totale di 8,6 milioni di soggetti ciò significa che solo il 37% dei detentori di P.IVA usano la FE gli altri 5,4 milioni di partite iva continuano ad utilizzare la fattura tradizionale.

La prima osservazione è, quindi, che nel ciclo passivo le due modalità di fatturazione convivono e conviveranno a lungo, le aziende dovranno gestire il doppio binario con i relativi costi.

L’introduzione della FE è stata sostenuta dai governi nazionali e da gran parte della stampa con la motivazione di aumentare la “compliance” delle aziende all’adempimento dell’iva in sinergia con altri interventi come lo “split payment” , “esterometro” ecc.

Il Direttore Generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, nell’audizione alla Commissione Bilancio, avvenuta il 16 luglio 2019 davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha presentato il documento che ha costituito la base per il varo del disegno di legge di assestamento del bilancio 2019 e che costituisce, quindi, uno dei documenti più recenti ed aggiornati sui saldi di finanza pubblica ed entrate tributarie.

In questo documento, analizzando le varie voci di incremento delle entrate valutarie per il periodo 2019, il Direttore Generale scrive: “L’Iva sugli scambi interni ha registrato, con riferimento al medesimo periodo gennaio-maggio 2019, una crescita del 4,6 per cento. La crescita era stata prevista nel DEF al 2,8 per cento. L’aumento è da mettere in relazione con un miglioramento strutturale (e non solo temporaneo) della compliance, indotto soprattutto dall’obbligo della fatturazione elettronica, esteso dalla legge di bilancio 2018 a tutte le transazioni tra soggetti Iva dall’inizio di quest’anno. Sulla base di queste considerazioni e con il consueto margine di prudenza le entrate dell’Iva sugli scambi interni sono state incrementate di 300 milioni di euro.”

300 milioni è la valutazione ufficiale e quantitativa che viene fornita dal MEF sull’impatto della FE sui conti dello Stato. Non sono previsti altri tipi di impatto finanziario, poichè la FE si applica alla platea di aziende e professionisti che emettono fattura e non ha impatto quindi, sul mondo del sommerso al recupero del quale sono rivolti altri tipi d’intervento.

Proviamo ora a valutare i costi di questa operazione.

Il sistema d’interscambio (SDI) che è il cuore della FE è stato realizzato dalla Sogei, la società di servizi del MEF e non sono noti i costi sostenuti per lo sviluppo, la messa in opera del sistema, come non sono stati comunicati i costi di mantenimento annuo e futuro del sistema.

Si tratta sicuramente di un progetto complesso e costoso valutabile in molte decine di milioni di euro e sarebbe utile, se non necessario, che i costi venissero comunicati dal MEF al Parlamento ed alle Parti Sociali interessate.

Anche sulla stima dei costi sostenuti per implementare la FE nelle aziende e negli studi professionali non si trovano al momento stime “scientifiche” ed i costi sono stati molto differenti a seconda dello stato di sviluppo informatico dei soggetti e delle soluzioni implementate; se vogliamo tenere conto sia delle grandi strutture sia di quelle medie e piccole si possono ipotizzare ordini di grandezza medi dell’ordine delle migliaia di euro, significa, a livello di sistema , dai 3 a 10 miliardi.

A questo si deve aggiungere il tempo lavorativo degli uffici amministrativi per apprendere le nuove modalità tecniche ed implementare e testare quelle organizzative.

Anche in questo caso è difficile fare delle valutazioni e sarebbe interessante che le Università o gli Enti di ricerca effettuassero stime più precise ma se valutiamo anche solo qualche settimana di lavoro per ogni ufficio o responsabile amministrativo, tenuto conto del numero di soggetti, si arriva facilmente a qualche miliardo di €. di costo uomo .

In sintesi, se queste valutazioni sono ragionevoli, il sistema delle aziende spende un ordine di grandezza di vari miliardi (una decina?) per consentire allo Stato un guadagno di 300 milioni.

Si potrebbe obiettare a questi numeri che, al di là delle valutazioni economiche, la FE costituisce un’evoluzione positiva per lo sviluppo digitale del Sistema Italia.

Sempre il documento dell’Osservatorio del Politecnico, riferisce, sulla base di un sondaggio tra le aziende contattate che il 32% delle PMI non ha riscontrato beneficio sul ciclo passivo ed il 43% su quello attivo ed una percentuale attorno al 20% ha riscontrato un peggioramento.

Se ci si rivolgesse ad un campione di aziende meno strutturato o sensibile all’innovazione o di micro aziende queste percentuali, sommate, supererebbero probabilmente il 90%.

Si deve poi citare anche il fatto che le Associazioni dei tributaristi e dei commercialisti hanno lanciato più volte allarmi sulla situazione sui ritardi e sulle difficoltà incontrate dai loro studi e dai loro clienti con richieste di sospensione o rinvio. Basta navigare su interet per trovare molteplici appelli o documenti .

La maggior parte dei soggetti coinvolti, in particolare quelli di dimensioni minori, non sembra valutare in positivo l’impatto della FE sul proprio lavoro ma ne ha subito l’impatto organizzativo e di costo.

Sarebbe necessario che il MEF, oltre ai ricavi, comunicasse i costi relativi all’operazione e sarebbe interessante approfondire, a livello statistico, il costo dell’impatto sul modo aziendale, offrendo alle Parti Sociali gli elementi per una valutazione ed una discussione costruttiva.

Ad oggi la FE sembra ancora un “Moloch” dai costi certi (anche se non noti) e dai benefici incerti che suscita molti interrogativi: qual’è il suo reale costo per il Sistema Italia? Il rapporto costo benefici giustifica lo sforzo organizzativo ed economico fatto dalle aziende?

Fabio Massimo
Vice Presidente CNA Milano