focus edilizia

Focus Edilizia – 14 maggio2020

Comunicato stampa della CNA sulle misure contenute nel Decreto Legge RILANCIO

“Il Decreto Rilancio fornisce significative risposte alle sollecitazioni del mondo delle piccole imprese e della CNA volte a mitigare il terribile impatto sulle imprese di una crisi senza precedenti. L’efficacia delle misure adottate dipende però dalla velocità con cui si sapranno trasformare gli impegni in atti concreti; è vitale trasmettere le risorse stanziate ai beneficiari, a partire dalla liquidità promessa.

Gli indennizzi a fondo perduto, l’estensione del credito d’imposta sulle locazioni, il taglio IRAP e bollette, il potenziamento della cassa integrazione e soprattutto dell’Ecobonus, la cancellazione delle clausole di salvaguardia rappresentano le note più positive della manovra da 55 miliardi varata dal Governo.

Si deve tuttavia fare di più per le micro-imprese, che non possono beneficiare della cancellazione del versamento IRAP, e per i settori del turismo e del trasporto persone le cui prospettive per i prossimi mesi si presentano più cupe.

La riapertura delle attività deve procedere spedita, evitando che l’attuazione delle disposizioni a tutela della salute ne ostacolino la ripresa.

Ora si apra con rapidità il cantiere della Fase 3, quella delle misure strutturali che consentano di recuperare quella crescita robusta che manca all’Italia da decenni. Una Fase fatta di una inedita e straordinaria eliminazione dei freni burocratici all’iniziativa economica e agli appalti, a partire da quelli piccoli immediatamente cantierabili, di profonda riforma della fiscalità in ottica di semplificazione e riduzione della pressione sulle imprese, di modernizzazione della legislazione sul lavoro.

Sfide complesse ma non eludibili, che si possono vincere con il contributo di tutte le componenti vitali
della società.”

DECRETO LEGGE RILANCIO: I Superbonus per la riqualificazione energetica e statica degli edifici sono sempre più vicini al traguardo

Il governo conferma l’allargamento di ecobonus e sismabonus al 110%

Resta il vincolo, introdotto nei testi di due giorni fa, del «miglioramento di due classi energetiche dell’edificio» come condizione per accedere all’agevolazione energetica massima, ma è stato attenuato con la frase inserita subito dopo: «ovvero se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (Ape)». Questa formula salva l’agevolazione massima almeno per le situazioni in cui sarebbe stato impossibile, per vincoli legati all’edificio, il miglioramento di due classi energetiche. Viene inoltre chiarito che al miglioramento della classe energetica può contribuire, oltre ai tre interventi trainanti del superbonus (cappotto termico, caldaie a pompe di calore e a condensazione) anche l’installazione dei pannelli solari che possono essere aggregati all’intervento principale accedendo anche allo sconto del 110%.

L’altra novità riguarda il sismabonus che sarà ammesso non solo nelle zone sismiche 1 e 2, ma anche nella zona 3 che fino a ieri non era previsto e che comprende 1.560 comuni. Ma per il sismabonus c’è anche un’altra novità importante: torna l’ipotesi di una detrazione al 90% per l’acquisto di una polizza assicurativa anticalamità qualora sia stato ceduto alla stessa compagnia assicurativa anche il credito di imposta maturato con i lavori. Salta invece l’obbligo di stipulare una polizza presente nelle precedenti bozze.

Sono inoltre confermate le altre novità comparse nei testi martedì. Si tratta del visto di conformità che dovrà essere richiesto ai centri di assistenza fiscale per poter accedere alla cessione del credito alle banche e allo sconto in fattura, i due strumenti che vengono generalizzati per garantire la realizzazione dei lavori senza nessuna forma di anticipo da parte delle famiglie e dai condomini.

Restano anche i passaggi con i professionisti e i tecnici che dovranno asseverare sia gli interventi che accedono all’ecobonus, sia quelli destinati al sismabonus. Saranno previste sanzioni amministrative pecuniarie (ancora da definire nell’entità) per i professionisti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli. Confermato anche il rispetto dei requisiti minimi dei materiali isolanti e degli altri materiali utilizzati: saranno i decreti ministeriali (gli stessi previsti per l’ecobonus) da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge.

Nel complesso il quadro che esce dall’ultima versione dello schema di decreto legge entrata ieri nel Consiglio dei ministri conferma il potenziale enorme delle nuove agevolazioni che CNA Costruzioni nazionale considera molto interessanti per il rilancio del settore e dell’economia in generale. Nel testo di decreto di ieri rimane una distinzione molto forte fra il tetto di spesa massima ammissibile per i condomini e quella ammissibile per ville ed edifici unifamiliari nel caso di sostituzione delle caldaie. Nel caso di interventi su edifici unifamiliari il tetto della spesa è fissato a 30mila euro. Nel caso di «interventi sulle parti comuni degli edifici» invece il tetto massimo è di 30mila euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari.

«L’approvazione su mia proposta del Superbonus al 110% – ha dichiarato il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro – per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico delle abitazioni rappresenta una rivoluzione per l’economia e l’ambiente. Sono orgoglioso di questa norma che trova il massimo consenso nel governo e l’apprezzamento trasversale dei partiti e delle associazioni di categoria. Ora l’Italia può ripartire all’insegna della crescita sostenibile».

ECOBONUS: per la coibentazione «doc» l’obbligo di Criteri ambientali minimi può creare problemi

Per beneficiare del bonus occorre che gli interventi vedano il passaggio dell’edificio (quindi condomìni o edifici con proprietà unica) ad almeno due classi energetiche superiori. Va ricordato che le classi energetiche oggi vigenti sono dieci e vanno dalla G alla A4. Ma sono pochissime le case maggiormente performanti e che sono in classe A. In realtà, proprio perché la stragrande maggioranza degli edifici è in classe G, F ed E, non sarà così complicato soddisfare il requisito.

Il vincolo delle due classi energetiche di miglioramento – dicono i tecnici- è facilmente superabile con interventi come quelli che il Governo ha definito “trainanti”, ovvero coibentazione “spinta”
dell’involucro edilizio tramite cappotto termico o installazione di pompe di calore per la climatizzazione invernale (ed eventualmente estiva). Il miglioramento di 2 classi energetiche richiede una riduzione del fabbisogno di energia primaria, e questo si può raggiungere agevolmente operando in modo integrale sul sistema edificio-impianto, riducendo le dispersioni di involucro (tramite il “cappotto”) e passando ai sistemi di generazione energetica caratterizzati da una maggior efficienza e nessuna emissione di anidride carbonica in sito, e qui entrano in gioco le pompe di calore, alimentate ad energia elettrica, magari prodotta tramite pannelli fotovoltaici. Nel caso (raro) si fosse poi già nella classe A3 o A4 sarà sufficiente attestarlo con un’Ape da parte di un tecnico abilitato.

Un ostacolo all’utilizzo massivo dei super bonus- semmai – potrebbe rivelarsi nell’obbligo di applicare i CAM (Criteri ambientali minimi) nell’intervento per il “cappotto termico”, già contenuto nel Dm ambiente dell’11 ottobre 2017 e previsto nell’ambito dei lavori pubblici. I CAM stabiliscono l’uso di prodotti ecocompatibili, costosi e di non facile reperibilità, nell’esecuzione degli interventi.

DEDCRETO LEGGE RILANCIO: dall’Inail 403 milioni alle imprese per spese di adeguamento ai protocolli anti-contagio covid-19

Contributi a fondo perduto per tutte le imprese, anche quelle individuali

Dall’INAIL arriva per le imprese una nuova dote o fondo perduto di 403 milioni per finanziare le spese sostenute (o che dovranno affrontare) per l’acquisto di apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, per i dispositivi di sanificazione degli ambienti o i sistemi e strumentazione per il controllo degli accessi “utili a rilevare gli indicatori di un possibile stato di contagio”. Lo prevede l’articolo 102 del maxi-decreto. Il finanziamento segue quello di 50 milioni già girati da Inail a Invitalia con il dl “Cura Italia” con le medesime finalità. Sono finanziamenti a fondo perduto cui potranno accedere tutte le imprese, comprese quelle individuali, per un aiuto immediato garantito nel rispetto della Comunicazione Ue sugli aiuti di Stato nell’emergenza Covid-19 del marzo scorso.

L’importo massimo concedibile è di 15mila euro per le imprese fino a 9 dipendenti, 50mila euro per quelle da 10 a 50 dipendenti, e di 100mila euro per le aziende con oltre 50 addetti. Il dl “Rilancio” prevede tra l’altro l’estensione anche al Terzo settore del credito d’imposta (50% fino a un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario) delle spese per la sanificazione degli ambienti lavorativi. Ma attenzione: questi fondi Inail sono incompatibili con altre agevolazioni previste per questo tipo di spese. I contributi saranno concessi con procedura automatica, anche in
questo caso con trasferimento della dotazione finanziaria ad Invitalia, sulla base degli indirizzi specifici formulati dall’Istituto.

Ma con l’accortezza che gli acquisti effettuati, per esempio per i dispositivi elettronici e la sensoristica per il distanziamento dei lavoratori, rispetti tutti i criteri di sicurezza adottati dalla autorità. Secondo i tecnici Inail per un tempo piuttosto prolungato nelle aziende si dovrà lavorare rispettando il distanziamento anti-contagio e le altre misure individuate per mitigare i rischi di nuove infezioni (per esempio nelle situazioni di contatto con fornitori esterni o nelle situazioni di inevitabile aggregazione). E le imprese dovranno rispettare queste nuove regole, anche perché (articolo 42 comma2 del dl 18/2020) le infezioni da virus SARS- CoV-2 contratte in azienda sono considerate a tutti gli effetti infortuni sul lavoro.

DECRETO LEGGE RILANCIO: salta il mini-pacchetto appalti con misure emergenziali per accelerare gli appalti in corso e bandire nuovi appalti

Esce dal Dl Rilancio (salvo colpi di scena) il mini-pacchetto appalti contenente alcune misure emergenziali per accelerare tutti gli appalti in corso e da bandire nel prossimo anno. Nell’ultima bozza
del Dl Rilancio non c’è più traccia delle misure ” chirurgiche” per consentire alle imprese di avere liquidità, come l’incremento dell’anticipazione (dal 20% al 30%) o il dimezzamento della cauzione
provvisoria per l’aggiudicataria. Ma soprattutto scompare una misura – chiesta dalle imprese e proposta anche dall’ANAC – volta a pagare alle imprese tutte le lavorazioni effettuate fino a quel momento in cantiere, superando le procedure dei Sal disciplinate dal codice appalti.

Non solo, nella bozza di Dl entrata nel Consiglio dei Ministri di ieri sera non si legge più la “scorciatoia” normativa per rendere subito spendibili le risorse di Ferrovie e Anas indicati nei rispettivi aggiornamenti  dei contratti di programma, che ancora attendono il perfezionamento: l’aggiornamento 2018-2019 del contratto di programma 2017-2021 parte investimenti tra il MIT e RFI Spa e l’aggiornamento 2018-2019 del contratto di programma 2016-2020 dell’ANAS.

Dl Rilancio, subito i pagamenti nei cantieri sospesi: accolta la proposta dell’ANAC Rifinanziato il fondo salva-opere

Altri 40 milioni al fondo “salva opere”. La misura si legge nell’ultima bozza prima del Cdm del Dl Rilancio. Il sostegno è destinato a imprese subappaltatrici e subfornitrici vittima del fallimento di main contractor di appalti pubblici che, entrati in difficoltà, hanno interrotto i lavori e i pagamenti ai propri fornitori e mandanti. La relazione di accompagnamento al testo spiega che a fronte di una disponibilità iniziale di 45 milioni, sono state presentate domande per 82 milioni. Pertanto, la nuova iniezione di fondi prevista dal testo del Dl Rilancio dovrebbe coprire la domanda complessiva.

Esonero contributi ANAC fino a dicembre

Fino alla fine dell’anno stazioni appaltanti e imprese sono esonerate dal versamento dei contributi all’ANAC. La sospensione vale per tutte le procedure di gara avviate dalla data di entrata in vigore della presente norma e fino al 31 dicembre 2020.

DECRETO RILANCIO: CIG DIVISA IN 3 FASI, PER QUELLA IN DEROGA RICHIESTA DIRETTA INPS

Le 5 settimane aggiuntive potranno essere chieste solo se esaurite le 9 precedenti, da settembre altre 4. Accordo Stato-Regioni sulla CIGD: stop licenziamenti per 5 mesi
La cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 resta fruibile per una durata massima di nove settimane per i periodi compresi dal 23 febbraio al 31 agosto 2020, con la possibilità, tuttavia, di ottenere altre cinque settimane per le sole aziende che abbiamo interamente utilizzato tutte e nove le settimane precedentemente concesse. Consumato anche questo periodo, se necessario, si potranno chiedere al massimo ulteriori quattro settimane di trattamento dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020.Novità anche per la cassa in deroga: l’accordo tra il Governo e le Regioni consente ai datori di lavoro di rivolgersi direttamente all’Inps per velocizzare i tempi di erogazione, con l’obiettivo di superare i forti ritardi legati alla tortuosità delle attuali procedure. I periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni, sono concessi dall’Inps, che riceve dai datori di lavoro la domanda in via telematica con la lista dei beneficiari, le ore di sospensione per ciascun lavoratore per tutto il periodo autorizzato.

Per questa fase viene meno il doppio canale che vede coinvolte Regioni e Inps, che rallenta le procedure di pagamento. Sarà sempre l’Inps a provvedere all’erogazione delle prestazioni, previa verifica del rispetto dei limiti di spesa. Se dal monitoraggio l’Inps verificherà che è stato raggiunto, anche in via prospettica il limite di spesa, non potrà autorizzare altra Cassa integrazione in deroga. Con queste soluzioni contenute nel testo del Dl Rilancio, il Governo ha corretto il tiro dopo l’allarme della Ragioneria generale dello Stato sulla mancanza di coperture di un allungamento,
secco, di ulteriori nove settimane prospettato originariamente dall’Esecutivo (in aggiunta alle nove settimane concesse dal Dl Cura Italia). I circa 15 miliardi disponibili servono a coprire per almeno 3 miliardi la prima tranche di ammortizzatori, per la quale il governo con il Dl 18 aveva stanziato 5 miliardi, che si sono rivelati del tutto insufficienti dopo la chiusura generalizzata delle attività produttive.

Per evitare che possa scattare la corsa a prenotare tutte e nove le settimane di proroga, provocando l’esaurimento dei fondi, si è messo a punto questo meccanismo, per cui bisogna utilizzare prima tutte e nove le settimane già concesse per avere la proroga di 5 che dovrebbe avvenire in automatico. Se poi servirà, bisognerà presentare una nuova richiesta per ottenere altre 4 settimane. Vengono stabilite anche tempistiche precise per la concessione di CIG nel giro di un mese e mezzo: i datori di lavoro che non anticipano i relativi trattamenti, possono chiedere all’Inps il pagamento diretto della prestazione, trasmettendo la domanda entro il 15 del mese di inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Per i periodi compresi tra il 23 febbraio 2020 e la data di entrata in vigore del Dl, il termine per la trasmissione è di 15 giorni (dall’entrata in vigore). Le Amministrazioni competenti autorizzano le domande entro il giorno 5 del mese successivo, poi entro il 15 di ogni mensilità successiva a quella in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, i datori di lavoro comunicano i dati per il pagamento delle prestazioni all’Inps che dispone l’erogazione entro la fine del mese. Inoltre il Dl proroga dai precedenti 60 giorni a 5 mesi complessivi il blocco dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e collettivi, e sospende le procedure dei licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo in corso.

Il datore di lavoro, che nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, può revocare il recesso facendo contestualmente richiesta del trattamento di cassa in deroga decorrente dalla data in cui abbia avuto efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro. Novità per i contratti a termine: si possono rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 senza apporre le causali, introdotte dal decreto dignità.

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