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Ecobonus (ma non solo) al 110% da luglio prossimo, con cessione del credito a banche, assicurazioni o altri intermediari finanziari

L’incentivo varrà fino a fine 2021. Agevolazione estesa ad antisismica e facciate(fonte: Edilizia & Territorio) È un incentivo senza precedenti per l’edilizia privata quello che il governo ha predisposto per inserirlo nel decreto maggio e che scatterà a sorpresa dal 1° luglio prossimo per durare fino alla fine del 2021: un
credito di imposta al 110% dell’investimento sostenuto dai proprietari di casa (singoli o in condominio) per interventi di risparmio energetico, di realizzazione di pannelli fotovoltaici o di adeguamento antisismico.

Ma non finiscono qui le novità del testo dei due articoli destinati ad approdare nel provvedimento che il governo dovrebbe varare fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. La novità più importante è forse quella che viene generalizzata la possibilità (oggi consentita solo agli incapienti) per
le famiglie e i condomini di cedere il credito di imposta maturato a banche, assicurazioni o altri intermediari finanziari. Le famiglie, se vorranno, potranno non anticipare le somme necessarie per pagare i lavori. Da qui la ragionevole speranza del governo che l’intervento prenderà piede. Resta la possibilità, comunque, di pagare i lavori e poi riscuotere nei cinque anni successivi il credito di imposta  superiore alla spesa sostenuta.

È comunque un «bazooka» potentissimo per l’edilizia. È stato messo a punto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, non senza un confronto con il mondo dell’edilizia. Un bazooka che, almeno in potenza, promette di aprire opportunità enormi di investimenti green e anche di favorire la trasformazione dell’edilizia in chiave di sostenibilità energetica e ambientale. Basti ricordare che ogni anno vengono attivati – secondo le stime di Cresme – lavori per circa 29 miliardi agevolati dai bonus edilizi. E che dalla nascita, avvenuta nel 1998 dal governo Prodi, sono state oltre 20 milioni le domande presentate. Raramente il fisco ha avuto così successo presso i cittadini. I numeri del Cresme dicono però che l’investimento per il risparmio energetico (ecobonus) vale circa un
ottavo di quelli (agevolati con un credito di imposta del 50%) in manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni semplici (cioè non energetiche). Nel 2019 è stato stimato un investimento di 25,7 miliardi (rispondenti a 1,4 milioni di domande presentate) per il recupero semplice e di 3,2 miliardi (rispondenti a 349mila domande) per la riqualificazione energetica. Numeri che dicono come il potenziale dell’ecobonus non è stato ancora sfruttato a pieno. Tanto più la considerazione vale per il sismabous che finora non è ancora decollato realmente.

2Per altro, la cessione del credito di imposta viene allargata anche agli interventi di manutenzione e ristrutturazione semplici che oggi sono agevolate con il 50 o il 65%. Una spinta a rafforzare anche gli investimenti ordinari e comunque a costituire pacchetti integrati di interventi. Proprio questa è la logica della norma messa a punto. C’è un forte incentivo a inserire nel perimetro del superbonus del 110% anche altri interventi, se avvenuti con lo stesso progetto. Nel caso del rifacimento delle facciate, per esempio, il credito di imposta fissato al 90% in via ordinaria sale al 110% se l’intervento è associato a quelli dell’ecobonus o del sismabonus. E sul fronte degli adeguamenti antisimici un’ulteriore novità arriva dalla norma che si sta valutando per  consentire una detrazione non più del 19% ma del 90% della spesa sostenuta per acquistare una polizza anticalamità sulla casa se contemporaneamente si sarà fatto un intervento antisismico per cui il credito di imposta del 110% sarà ceduta alla stessa compagnia assicurativa. Un pacchetto integrato che potrebbe far decollare effettivamente il sismabonus rimasto finora poco utilizzato.

Intervista di Edilizia & Territorio a Fraccaro: il superbonus sarà un volano per crescita e investimenti green

Il sottosegretario a Palazzo Chigi: l’edilizia è nella nostra storia il settore che presenta il moltiplicatore più alto. Ma deve diventare ecosostenibile

Riccardo Fraccaro lavora da settimane, in silenzio, alla norma che può far ripartire gli investimenti privati in edilizia, proprio da quel lato del recupero abitativo e urbano che in questi anni è cresciuto, salvando un pezzo importante del settore in crisi. Il sottosegretario a Palazzo Chigi ha messo a punto un testo largamente condiviso con il ministero dell’Economia e con i ministri competenti.

Sottosegretario Fraccaro, perché il potenziamento dell’ecobonus e del sismabonus? Che risultati vi aspettate?

Abbiamo due esigenze fondamentali da coniugare. Da una parte dobbiamo stimolare rapidamente la domanda per superare l’emergenza anche economica creata dal coronavirus. In particolare dobbiamo stimolare la domanda interna perché l’export che ha sempre trainato l’Italia ha oggettive difficoltà in
questo momento. Dall’altra parte c’è il tema altrettanto impellente della sostenibilità per far fronte ai cambiamenti climatici: abbiamo un impegno morale verso le giovani generazioni a cambiare il sistema produttivo per renderlo sostenibile, considerando che gli investimenti in green economy sono anche quelli che danno maggiore occupazione.

Perché l’edilizia come priorità?

Perché è un volano per la crescita economica. Il passato ci insegna che il settore con il più alto effetto moltiplicativo è stato l’edilizia: basta guardare al boom economico del dopoguerra trainato proprio dall’edilizia. Ma ora quel settore va indirizzato alla sostenibilità: pensiamo a un’edilizia che non sia più consumo di suolo e costruzione di nuovi edifici ma ristrutturazione e messa in sicurezza degli attuali.

Quindi ho lavorato a un superbonus che mettesse insieme due strumenti già funzionanti, ecobonus e sismabonus, e li portasse all’estremo con uno sconto del 110%. Mi fa piacere vedere che nella maggioranza c’è una larghissima condivisione su questa idea di progresso.

Come funzionerà il superbonus?

In prima battuta, le famiglie avranno la possibilità di detrarre dalle tasse negli anni successivi all’investimento un ammontare superiore alla spesa sostenuta. Ma noi abbiamo anche introdotto la cedibilità senza limiti di questo credito di imposta e anche la bancabilità, cioè la possibilità di cederlo alle banche. Quindi una famiglia può decidere di detrarre negli anni successivi un importo superiore alla spesa oppure cederlo all’impresa che fa i lavori tramite uno sconto in fattura che ti consente di fare i lavori senza pagare nulla. Poi sarà l’impresa a pagare meno tasse o scontarlo e cederlo a sua volta alla banca o a qualsiasi altra impresa che abbia capienza fiscale.

Quali interventi saranno compresi nell’agevolazione?

Agevoliamo gli interventi strutturali compresi nel sismabonus e nell’ecobonus, così da incentivare i progetti più importanti, ma in più chi avvierà questi lavori beneficerà del superbonus anche per il fotovoltaico, gli accumulatori, l’isolamento delle pareti, gli impianti di riscaldamento a pavimento, gli infissi e tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica. L’obiettivo è consentire alle famiglie di migliorare la qualità della vita all’interno dell’abitazione e la prestazione energetica degli edifici, con un beneficio anche sulle bollette. Vogliamo mettere un pannello solare sulle case di tutti gli italiani, renderle più confortevoli, più sicure, più antisismiche e più ecosostenibili. Ma puntiamo anche a un beneficio generale per la collettività.

Quale?

Prima del coronavirus abbiamo visto che chiudevano al traffico le grandi città per l’inquinamento superiore ai livelli fissati. Questo non può più essere tollerato e allora la parola chiave è crescere in un mondo più ecosostenibile. Con questo strumento, per esempio, incentiviamo la creazione in casa o nel condominio della ricarica per le batterie e elettriche delle auto. E coinvolgiamo anche le case di edilizia popolare con ulteriore beneficio per l’aspetto delle periferie delle nostre città. Quindi con questoprogetto non solo ridefiniamo l’immagine delle nostre abitazioni ma anche lo sviluppo delle nostre città.Stimoliamo la domanda ma la indirizziamo a vantaggio di tutti.

E le imprese cosa avranno?

Avremo più lavoro per le grandi imprese ma anche per le piccole e medie imprese su tutto il territorio. Creiamo la domanda per una filiera innovativa. Ma è un progetto che chiede la collaborazione di tutti, proprio come per uscire dal coronavirus. Quelli della green economy sono sistemi circolari in cui tutti sono chiamati a fare la propria parte: lo Stato fa la parte con questo incentivo, le imprese dovranno fare i lavori a regola d’arte, le famiglie controlleranno che questi investimenti siano fatti in modo corretto, il sistema bancario finanzierà le imprese.

C’è la possibilità di arrivare al 110% anche per chi rifarà le facciate.

Stiamo pensando di portare nel superbonus anche questo incentivo già esistente ma solo se sarà parte di un progetto più complessivo che rende l’edificio più sostenibile, meno energivoro. Quindi non solo una mano di vernice ma magari anche il cappotto termico.

C’è anche l’ipotesi di una superdetrazione al 90% per chi sottoscrive una polizza anticalamità.

Una ipotesi che stiamo ancora valutando e che pensiamo soprattutto per chi vive in zona sismica. Ma anche qui deve essere parte di un progetto complessivo che prevede l’attivazione del sismabonus. Da una parte finanziamo i lavori per mettere in sicurezza, dall’altra acceleriamo i tempi per eventuali ristori.
Non è un obbligo ma una possibilità. C’è un beneficio anche per lo Stato che sarebbe sgravato dal ristoro.

C’è anche da semplificare le procedure e accelerare i tempi per l’approvazione dei progetti?

Si può ancora semplificare ma già allo stato attuale questo intervento possono partire velocemente. Potremo prevedere in futuro ulteriori semplificazioni ma non sono necessarie per partire. Intanto lavoriamo al decreto che faremo a maggio e a semplificare le procedure per investimenti in infrastrutture materiali e immateriali di questo Paese.

Coronavirus: le richieste delle associazioni datoriali e delle parti sociali dell’edilizia al Presidente del Consiglio

Saldare i debiti della PA, anticipare i pagamenti dei SAL e allineare immediatamente i contratti di appalto in essere prevedendo costi per la sicurezza adeguati

Saldare i debiti della PA, anticipare i pagamenti dei SAL e allineare immediatamente i contratti di appalto in essere prevedendo costi per la sicurezza adeguati. E’ l’appello al Governo che CNA COSTRUZIONI e le altre Associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali dell’edilizia hanno lanciato ieri al Governo.

Da lunedì 4 Maggio sono stati riavviati migliaia di cantieri pubblici e privati, grandi e piccoli, nel rispetto rigoroso dei protocolli sottoscritti tra le parti sociali e recepiti nel DPCM del 26 Aprile ultimo scorso.

Le Parti ritengono fermamente che la salute di chi entra in cantiere sia la priorità e tutto il sistema bilaterale delle costruzioni e delle relazioni industriali si è impegnato attivamente nel conseguimento di questo obiettivo.

Di qui la richiesta al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di non lasciare soli i lavoratori e gli imprenditori dando indicazione a tutte le stazioni appaltanti pubbliche, come anche previsto dal Codice degli Appalti, e a tutti i committenti privati di adeguare immediatamente i contratti di appalto in essere e prevedere costi per la sicurezza adeguati per i bandi e i contratti futuri e in via di assegnazione.

Per salvaguardare le imprese e tutelare l’occupazione occorre pagare subito i debiti arretrati (ancora 6miliardi solo nel nostro settore), anticipare il più possibile i pagamenti, assicurando il saldo anche in anticipo dei prossimi SAL, riconoscendo i maggiori costi per la sicurezza e la tutela della salute e aggiornando gli importi in virtù di una produzione che, per rispettare le disposizioni stesse, non potrà che avere tempi di lavorazione e consegna più lunghi. Ci sono al riguardo esempi positivi da parte di alcune stazioni appaltanti: tale scelta deve essere valere per tutti i cantieri.

Contagio equiparato all’infortunio, il rispetto dei protocolli esclude la responsabilità dell’imprenditore

Dal Governo arriva una prima indicazione sul tema della responsabilità dell’imprenditore per il contagio da Covid-19 di propri dipendenti. La dà, intervenendo al question time della commissione Lavoro della Camera, il sottosegretario Stanislao Di Piazza (M5S), che, di fronte a un’interrogazione del vicecapogruppo Pd alla Camera Chiara Gribaudo centrata sugli aspetti problematici dell’equiparazione fatta dall’articolo 42 del decreto Cura Italia tra infortunio sul lavoro e contagio da Covid-19 che potrebbero condurre a sanzionare l’imprenditore sul piano penale.

Di Piazza sottolinea invece che a essere «particolarmente problematica è la configurabilità di una responsabilità civile o penale del datore di lavoro che operi nel rispetto delle regole. Una responsabilità sarebbe, infatti, ipotizzabile solo in via residuale, nei casi di inosservanza delle disposizioni a tutela della salute dei lavoratori e, in particolare, di quelle emanate dalle autorità governative per contrastare la predetta emergenza epidemiologica».

A fondare queste conclusioni, si legge nella risposta, una serie di elementi come «la diffusione ubiquitaria del virus Sars-CoV-2, la molteplicità delle modalità e delle occasioni di contagio e la circostanza che la normativa di sicurezza per contrastare la diffusione del contagio è oggetto di continuo aggiornamento da parte degli organismi tecnico-scientifici che supportano il Governo».

Dove a fare la differenza, evidentemente, è l’adesione al comunque complesso sistema di regole che si è andato via via stratificando in queste settimane per assicurare la compatibilità tra salute e lavoro. Inevitabile punto di riferimento il protocollo siglato tra sindacati e imprese il 14 marzo e poi aggiornato il 24 aprile, dove, tra l’altro, si prevede la sospensione dell’attività nei casi in cui è impossibile assicurare adeguati livelli di protezione per i lavoratori. Il rispetto puntuale del set di regole messo a punto, conferma il ministero, è in grado di evitare che all’imprenditore possano essere effettuate contestazioni sia di natura penale sia di natura civile.

Di certo, ed è stata la stessa Gribaudo a metterlo in evidenza, servirebbe una norma che cristallizzasse l’irrilevanza penale del contagio contratto in un’azienda dove le misure di prevenzione sono state osservate. Una norma che rendesse certa ed evidente la non rimproverabilità della condotta.

Quanto all’allineamento tra contagio Covid e infortunio, l’intervento del Governo ricorda che da una parte viene così riaffermato un consolidato indirizzo giurisprudenziale e, dall’altra, si chiarisce che la tutela assicurativa Inail, che spetta nei casi di contrazione di malattie infettive negli ambienti di lavoro, opera anche nei casi di infezione da nuovo coronavirus.

Per quanto riguarda poi la verifica che l’infezione da coronavirus sia avvenuta effettivamente sul luogo di lavoro, «si fa presente che tale circostanza viene ricostruita dall’Inail attraverso un accertamento medico-legale che consente comunque di utilizzare un onere probatorio semplificato».

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