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Uber costretto a chiudere in tutta italia dal tribunale di Roma

TAXI | CONCORRENZA SLEALE

Il S.A.Ta.M.- Sindacato Artigiani Taxisti di Milano e Provincia – comunica che è stata pubblicata la sentenza con la quale il Tribunale Civile di Roma ha ordinato il blocco e l’inibizione del servizio Uber -Black su tutto il territorio italiano per accertata concorrenza sleale nei confronti degli operatori del servizio Taxi.

 

Il Tribunale di Roma ha ordinato il blocco e l’inibizione del servizio Uber-black su tutto il territorio italiano per accertata concorrenza sleale nei confronti degli operatori taxi e NCC regolari.

 

La sentenza, pubblicata venerdì 7 aprile, ha un significato storico per la categoria e mette fine ad un contenzioso che si trascina fin dalle prime apparizioni italiane di questo servizio nato in America.

 

Tutto questo è stato valutato dal Tribunale di Roma con la sentenza che alleghiamo sotto e che in sintesi dice:

 

….”accertata la condotta di concorrenza sleale, ex art.2598 n.3 c.c., posta in essere sul territorio italiano dalle parti resistenti UBER BV, Uber Italy s.r.l., Uber International B.V., Uber International Holding B.V., Flavio Meroni,

1) inibisce alle parti resistenti di porre in essere il servizio di trasporto pubblico non di linea con l’uso della app Uber Black e delle analoghe app Uber-Lux, Uber-Suv, Uber-X, Uber-XL, UberSelect, Uber-Van, disponendo il blocco di dette applicazioni con riferimento alle richieste provenienti dal territorio italiano, nonché di effettuare la promozione e pubblicizzazione di detti servizi sul territorio nazionale;

2) dispone la pubblicazione, a cura e spese delle società resistenti, dell’emanando provvedimento sul sito www.uber.com, per la durata di trenta giorni nella sezione dedicata al territorio italiano;

3) fissa, ex art.614 c.p.c., la penale di euro 10.000,00, per le società resistenti, e di euro 100,00, per Flavio Meroni, per ogni giorno di ritardo nell’adempimento a quanto sopra disposto, a decorrere dal decimo giorno successivo alla comunicazione della presente ordinanza, e per ogni successiva violazione;

4) condanna le parti resistenti alla rifusione, in solido, in favore delle parti ricorrenti, delle spese processuali, liquidate in euro 9.485,00, di cui euro 9.000,00 per compensi, euro 485,00 per spese. oltre il rimborso delle spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge”….

Nonostante l’intervento del Senato dello scorso Febbraio che aveva sospeso le modifiche dell’art. 29, comma 1-quater, il Tribunale Civile di Roma ha condiviso il ricorso presentato da numerose associazioni di categoria tra cui CNA, e le difese svolte avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti e Tommaso Massari dello Studio Legale Pavia e Ansaldo e dall’avvocato Alessandro Fabbi.

 

Il S.A.Ta.M. ringrazia gli Associati e la Categoria tutta per la fiducia dimostrata in questa AZIONE GIUDIZIARIA contro uno dei più grossi colossi economici multinazionali arrivato in Italia per sottrarci il lavoro violando le leggi esistenti.

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