Intervista a Wild Barakat neoeletto presidente CNA Federmoda

Il neoeletto Presidente di CNA Federmoda si chiama Walid Barakat, imprenditore di origini palestinesi trasferitosi in Italia, laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, parla quattro lingue e ha una spiccata vocazione internazionale.

 

Walid ci accoglie nello showroom – fashion outlet della Med-World s.r.l., azienda di proprietà che opera nel settore del design, della produzione e distribuzione whole sale e retail di capi d’abbigliamento e accessori moda. Il suo brand Sphytious, essenziale e fresco, è presente in ben quattro punti vendita tra Milano e Crema.

 

Qual è il punto di forza del Made in Italy?

La specificità del prodotto Italiano è racchiusa nel concetto del ‘bello’ intimamente legato all’eccellenza di una produzione artigianale che mira alla perfezione e, per questo, supera rigorosissimi controlli di qualità. I prodotti Made in Italy hanno un design inimitabile, invidiato in tutto il mondo: un Italiano all’estero si riconosce immediatamente dal modo di vestire capi casual ed eleganti allo stesso tempo, dal gusto semplice eppure mai scontato dell’outfit. L’Italiano si distingue per un’innata sensibilità estetica che deve imparare a vendere sui mercati internazionali.

 

Come è possibile esportare l’eccellenza della nostra moda artigiana nel mondo?

Le aziende straniere nutrono un forte interesse per la moda Made in Italy che, però, non ha ancora trovato i canali giusti per comunicare correttamente questa eccellenza ai buyer internazionali. Per internazionalizzare un’azienda non basta fare nuove brochure in lingua o mandare e-mail a clienti stranieri: è necessaria un’opera di sviluppo continuo mediante la partecipazione alle fiere giuste, meglio se in forma aggregata e col supporto costante di una segreteria ad hoc. Naturalmente, è fondamentale il ruolo delle Istituzioni pubbliche – Stato, Regione e Provincia – che svolgono attività volte all’internazionalizzazione delle aziende italiane.

 

Med-World s.r.l. è un’azienda moda che si inserisce perfettamente nel panorama del movimento Slow Fashion. Raccontaci cosa significa essere ‘slow’.

‘Slow’ è sinonimo di controllo della filiera produttiva: i prodotti sono disegnati e confezionati interamente in Italia, a partire da materie prime acquistate direttamente da aziende produttrici, non certo da rivenditori. Dalla mia esperienza ho riscontrato che producendo internamente e vendendo in parte al cliente finale, in parte a clienti selezionati e buoni pagatori è possibile raggiungere risultati interessanti sia in termini di fatturato che di dinamica di processo. La nostra azienda effettua non solo rigidi controlli sulla qualità (sono importantissimi I feedback della clientela!), ma anche sui costi. Infatti, iI risultato della strategia produttiva ‘slow’ è un prodotto eccellente ad un prezzo giusto.

 

Parliamo di controlli sulle materie prime. Come è possibile garantire al pubblico che i prodotti sono 100% Made in Italy?

Quando possibile, ci si avvale delle certificazioni fornite dalle aziende produttrici dei tessuti che acquistiamo. Sfortunatamente, in assenza di questi documenti, è difficile garantire l’autentica nazionalità delle materie prime. Non è raro affidarsi ad aziende disoneste e scoprire con amarezza che il tessuto “100% Italiano” appena acquistato è stato realizzato in realtà dalla concorrenza straniera, che lo vende a prezzi sensibilmente inferiori. In Italia, è necessario intervenire con leggi chiare e intransigenti, capaci di individuare e assicurare la fonte delle materie prime utilizzate.

 

Quali sono le differenze tra i tessuti Made In Italy e quelli realizzati all’estero?

Confesso che mi capita di riscontrare crescente lavorabilità e resa nei tessuti di provenienza straniera. Spesso il tessuto Made in China si dimostra valido tanto quanto quello Made in Italy. Non c’è da stupirsi, l’Italia figura tra i principali paesi esportatori di macchinari utensili, che rappresentano una preziosa destinazione di investimenti esteri.

 

In cosa investe il comparto moda ‘slow’ in Italia?

Innazitutto, le piccole aziende italiane a vocazione artigiana investono sulla competenza, sul know-how custodito nelle mani di figure professionali di alto livello. Ad esempio, nella mia azienda ho eliminato la figura della stilista esterna per discutere e sviluppare progetti attraverso il dialogo con il mio staff interno. Non bastano idee stilistiche valide, è necessario possedere precise nozioni ed esperienza su tessuti, vestibilità e metodi di finitura di un capo d’abbigliamento. Non è sufficiente immaginare un abito o un accessorio, è indispensabile saperlo fare per calcolarne i limiti di ‘realizzabilità’. La mia modellista si chiama Lucia, ha solo 24 anni e incarna una vera eccezione nel panorama Italiano dell’alta formazione nella moda. Purtroppo le università di questo comparto scommettono sempre più su stilisti e designer, non su figure professionali dotate di manualità e abilità progettuali come i modellisti. A mio parere, I giovani dovrebbero tornare ad apprendere la professione sul campo, come una volta, lavorando nei laboratori per imparare a coniugare teoria e pratica, ovvero l’astrattismo dell’idea e la concretezza del prodotto finito.

 

Dal 21 al 23 giugno, Med-World s.r.l. esporrà le proprie collezioni durante MIARTFASHION, la prima mostra Slow Fashion in Italia organizzata da CNA. Hai un messaggio per i buyer internazionali in visita a Milano in occasione della Settimana Moda Main e Uomo 2013?

Non abbiate paura di visitare il nostro spazio espositivo: troverete prodotti BELLI, SEMPLICI e UNICI, a prezzi competitivi. Non troverete nulla di simile in nessun’altra parte del mondo. I nostri prodotti pulsano di vita e hanno un’anima, la stessa dei piccoli artigiani che li hanno creati con passione e sapienza. In questi capi e accessori è racchiusa l’eccellenza del Made in Italy, la cultura stessa del nostro Paese. Insomma, con questi prodotti voi farete i soldi.

 

In qualità di neoeletto Presidente CNA Federmoda, che consiglio daresti alle nostre imprese moda associate?

L’attuale situazione economica Italiana impone alle piccole aziende moda – per la maggior parte a conduzione familiare – di trovare il coraggio di affrontare un cambio di mentalità, un’apertura al mercato estero che oggi rappresenta una preziosa opportunità di crescita. L’artigiano e il piccolo imprenditore faticano ancora a ‘cambiare sponda’, a rivolgere lo sguardo ai mercati internazionali: pare una perdita di tempo, uno spreco di energie e di denaro. E’ importante valutare la possibilità di costituire reti d’impresa: una nuova realtà – recentemente disciplinata a livello legislativo – che permette a tante aziende di lavorare assieme nel proprio campo specifico, in un contesto globale che da soli sarebbe impossibile gestire. Nella rete non ci si preoccupa di copiare il vicino e, dunque, non si perde tempo nel tentativo di acquisire know-how altrui. Piuttosto, si diventa interdipendenti. Per far fallire un’azienda sola bisognerebbe far fallire tutto il comparto, eventualità poco probabile. Certamente, la piccola impresa artigiana va ascoltata e accompagnata in un simile processo di trasformazione e, per questo, ci siamo noi della CNA.

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